
Crisi del Cinema Italiano e liquidazione degli Studi De Paolis-Incir

Una parte degli Stabilimenti passa nelle mani della malavita

Confisca dei beni del gruppo criminale. Gli Stabilimenti finiscono per passare al patrimonio immobiliare del Comune di Roma.
dopo il sequestro

Daniele Taddei ottiene una licenza per esercitare un’attività di parcheggio per finanziare i primi interventi degli Stabilimenti.

Ottenimento del contratto di locazione a lungo termine per riportare i Teatri di Posa ai fasti del passato.

Torna ad essere girato un film negli Stabilimenti dopo gli anni di inattività.

Investimenti, ristrutturazioni e restaurazioni portano gli Studios a ciò che sono oggi.
La nostra Storia
Il declino della De Paolis ha inizio nei primi anni Ottanta, in parallelo alla crisi del cinema di genere italiano. La morte di Angelo De Paolis, avvenuta nel 1985, lasciò un vuoto di esperienza e di visione imprenditoriale che, in un contesto economico già difficile, la società non riuscì a colmare. Dopo alcuni anni di crescente difficoltà, gli Stabilimenti furono avviati alla liquidazione.
Eppure, anche in questa fase finale, la centralità della De Paolis nel panorama cinematografico italiano restò evidente: proprio in quegli anni vi lavorarono, tra gli altri, Roberto Benigni (Il piccolo diavolo), Dario Argento (Phenomena, Opera), Bernardo Bertolucci (alcune scene de L’ultimo imperatore), Giuseppe Tornatore (Nuovo Cinema Paradiso), Massimo Troisi (Le vie del Signore sono finite, Pensavo fosse amore invece era un calesse), Franco Brusati (Lo zio indegno) e Dino Risi (Tolgo il disturbo), entrambi interpretati da Vittorio Gassman.
Nel 1991, concluse le riprese di Un orso chiamato Arturo di Sergio Martino, la De Paolis chiuse definitivamente i battenti. I teatri di posa vennero progressivamente abbandonati, cadendo in uno stato di degrado che, anche in virtù del loro passato glorioso e della posizione strategica nel tessuto urbano, attirò l’interesse della speculazione edilizia e della criminalità organizzata.
Dal 1997 a oggi, gli STUDIOS hanno affiancato in modo stabile alle attività cinematografiche produzioni televisive per i principali canali nazionali, oltre a eventi, spot pubblicitari e videoclip musicali. Gli Stabilimenti sono così tornati a essere un punto di riferimento per l’industria audiovisiva italiana e, progressivamente, anche per le produzioni internazionali, ospitando programmi di lunga durata e grande visibilità.
Anche negli anni complessi del 2020 e 2021, segnati da lockdown e chiusure, gli STUDIOS si sono confermati un hub produttivo strategico, accogliendo un’importante coproduzione europea per la quale è stata realizzata, all’interno di un teatro di posa, una scenografia navale a grandezza reale utilizzata per mesi di riprese. Negli anni successivi, i teatri hanno continuato a ospitare produzioni seriali e cinematografiche di ampio respiro, con grandi allestimenti, cast internazionali e un significativo impiego di maestranze e servizi tecnici.
Oggi gli STUDIOS accolgono produzioni cinematografiche internazionali, serie televisive di successo, produzioni originali per piattaforme internazionali e programmi di intrattenimento, confermandosi come uno dei principali poli produttivi romani alternativi a Cinecittà.
In questo percorso si inserisce la nomina di Daniele Taddei, Amministratore Unico degli STUDIOS, a Presidente dell’Unione Imprese Tecniche di ANICA. Dopo 29 anni di attività associativa, durante i quali ha guidato la rinascita degli Stabilimenti, Taddei porta alla presidenza una competenza maturata sul campo, con l’obiettivo di valorizzare le professionalità del cinema — dalle strutture ai servizi tecnici — conoscendone dall’interno dinamiche e processi.
Gli Stabilimenti De Paolis compaiono, sia la parte esterna su via Tiburtina sia alcuni ambienti di quella interna, in una sequenza di inseguimento tra automobili presente nel film Taxi Girl di Michele Massimo Tarantini (1977).
Nel film Sono fotogenico di Dino Risi (1980), con Renato Pozzetto, gli studi cinematografici in cui Antonio Barozzi, il personaggio interpretato da Pozzetto, lavora come comparsa sono gli Stabilimenti De Paolis.
Nel film Giochi d’equilibrio di Amedeo Fago (1998) un regista (impersonato da Remo Girone) dirige all’interno degli Stabilimenti De Paolis un film autobiografico interpretato da Gianmarco Tognazzi e Stefania Rocca.
L’attore Salvatore Baccaro lavorava come fioraio ambulante, assieme alla madre, tra via Tiburtina e via delle Cave di Pietralata, a poche centinaia di metri dalla De Paolis. Notato da qualche professionista, fu introdotto nel 1969 nel mondo del cinema, girando decine di film come caratterista ma seguitando, nel contempo, a svolgere l’attività di fioraio.
Sul finire degli anni Settanta, Italo Zingarelli avviò presso il Teatro n. 6 della De Paolis il primo centro italiano dedicato agli effetti speciali. Nella circostanza fu effettuata, per il film L’uomo puma di Alberto De Martino, la prima ripresa nella storia con proiezione frontale assiale a otto perforazioni. L’esperienza del centro ebbe tuttavia brevissima vita.
Sul numero di maggio 2022 del mensile linus, in gran parte dedicato a Dario Argento, il regista romano è protagonista di Argento tenebra, un fumetto horror di due tavole, scritto da Giuseppe Pollicelli e disegnato da Sudario Brando (pseudonimo di Francesco Siena), ambientato nella De Paolis degli anni Settanta.
Mission
Valori
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Eccellenza concreta
Non inseguiamo standard astratti, ma risultati misurabili: qualità dei servizi, attenzione ai dettagli, affidabilità operativa. Ciò che entra negli Studios trova uno spazio che funziona.
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Sostenibilità consapevole
Lavoriamo per ridurre l’impatto ambientale delle produzioni, ottimizzando risorse e processi e aderendo concretamente ai protocolli Green riconosciuti, per un approccio responsabile in ogni fase del lavoro.
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Tradizione viva
Le mani che lavorano nei nostri reparti portano con sé decenni di esperienza. Valorizziamo la memoria del grande cinema e la tramandiamo, evolvendola, con le nuove generazioni di professionisti.
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Flessibilità intelligente
Ogni produzione ha esigenze diverse: sappiamo ascoltarle, capirle e trasformarle in soluzioni agili, rapide e ben strutturate. Perché la creatività ha bisogno di spazio, ma anche di metodo.
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